L’Anabasi di Senofonte

L’arte di uccidere un uomo è ispirato a un testo greco del IV secolo a.C., l’Anabasi di Senofonte, uno dei primi esempi di memorialistica bellica della letteratura occidentale. Con un linguaggio estremamente asciutto, moderno l’autore descrive la spedizione organizzata da Ciro il Giovane per detronizzare il fratello Artaserse, re di Persia. Ciro raccoglie un esercito fatto di sudditi persiani e di diecimila mercenari greci.

Anabasi Questi ultimi sono in buona parte veterani della guerra del Peloponneso, un conflitto terminato da poco, che aveva insanguinato il mondo ellenico per trent’anni. L’armata di Ciro marcia fino al cuore dell’impero persiano e affronta il nemico nella battaglia di Cunassa, sulle rive dell’Eufrate, il 3 settembre del 401 a.C. I mercenari greci sbaragliano facilmente le truppe nemiche che si trovano davanti, ma nel resto del fronte l’esito dello scontro è catastrofico: Ciro viene ucciso e i suoi seguaci si danno alla fuga. I Diecimila si trovano soli, in un territorio ostile, lontanissimi dalla madre patria. Ha così inizio una lunga ritirata (una catabasi, ossia “ritorno”, “viaggio verso la costa”, in contrapposizione ad anabasi, che significa invece “spedizione”, “viaggio verso l’interno”; il titolo originale dell’opera è Kurou Anabasis, ovvero La spedizione di Ciro), una marcia epica e sanguinosa, costellata di battaglie e difficoltà di ogni genere, che si conclude nella primavera del 400 a.C., con il grido liberatorio “Talassa! Talassa!” (“Il mare! Il mare!”), all’arrivo sulle coste del Mar Nero, in prossimità della colonia ellenica di Trapezunte, l’attuale città di Trabzon, in Turchia, dove appunto si conclude anche il viaggio degli eroi dell’Arte di uccidere un uomo.

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