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		<title>Photogallery: Casting</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Nov 2009 16:11:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nella mia testa, la storia dell’Arte di uccidere un uomo è sempre stata un film, un film d’azione degli anni Settanta diretto da John Milius. Questo è il mio cast ideale.
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Nella mia testa, la storia dell’<em>Arte di uccidere un uomo</em> è sempre stata un film, un film d’azione degli anni Settanta diretto da John Milius. Questo è il mio cast ideale.<span id="more-150"></span></p>

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	<h3>cast-1</h3>

	<div class="pic">
<a href="http://lartediuccidereunuomo.it/wp-content/gallery/casting/cast-1.jpg" title="Jennings non può che essere Michael Caine" class="shutterset_casting">
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		<title>La morte di Pankov</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Nov 2009 16:18:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ho terminato la prima stesura dell’Arte di uccidere un uomo nel luglio del 2008. Tra l’autunno e l’inverno è seguita una seconda stesura, che non ha modificato in maniera sostanziale il testo: ho solo aggiunto alcuni capitoli, quasi tutti nella prima parte, per dare maggior spessore ai personaggi. Non ho dovuto tagliare nulla che ritenessi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho terminato la prima stesura dell’<em>Arte di uccidere un uomo</em> nel luglio del 2008. Tra l’autunno e l’inverno è seguita una seconda stesura, che non ha modificato in maniera sostanziale il testo: ho solo aggiunto alcuni capitoli, quasi tutti nella prima parte, per dare maggior spessore ai personaggi. <span id="more-138"></span><img style="border: 0pt none; margin: 0px 5px; float: left;" title="Prima_stesura" src="http://lartediuccidereunuomo.it/wp-content/uploads/2009/11/Prima_stesura.jpg" alt="Prima_stesura" width="200" height="449" />Non ho dovuto tagliare nulla che ritenessi particolarmente prezioso, come a volte capita nella redazione finale di un romanzo, o nel montaggio di un film. L’unica pagina che mi piaceva molto e che sono stato costretto a modificare è quella della morte di Pankov. Dato che il sergente Pankov è un personaggio simpatico, cui il lettore dovrebbe affezionarsi (quanto meno, io mi ci sono affezionato), era giusto fargli fare una bella fine. Così ho scritto la morte più aulica che mi riusciva, dove Pankov veniva accolto in una specie di Valhalla comunista. L’ho limata e ripulita a lungo, interrogandomi per ore sul verbo da usare a proposito della stella rossa sul basco di Fomin (<em>brillare, rilucere, splendere,</em> ecc.). Ma alla fine mi sono reso conto che, così come l’avevo scritta, assomigliava troppo alla morte di Jennings, che avviene a poche pagine di distanza. Due morti descritte in termini onirici, molto vicine l’una all’altra: non poteva funzionare. Così il povero Pannkov si è visto ridimensionare il respiro eroico della propria dipartita. Approfitto del sito per offrire ai lettori la stesura originaria della scena, che a me continua a piacere molto, anche se nel romanzo non ci poteva stare.</p>
<p><strong>La morte di Pankov, prima redazione</strong></p>
<p>I ricordi riaffiorarono come un conato di vomito. Pankov lanciò un urlo feroce: «Questo era per Kolja, porci schifosi!» Rapido, si ritirò dietro al masso. Immediatamente arrivò una pioggia di piombo, con un frastuono spaventoso ma inefficace. Pareva avessero solo armi leggere: niente mitragliatrici, né mortai. Annuì soddisfatto.<br />
Sajanin era schiacciato contro un grosso albero. Accanto a lui, il cane fiutava eccitato l’odore della battaglia, le narici dilatate, spasmodiche. Imbracciò il Kalašnikov, si sporse oltre il tronco e sparò.<br />
Pankov scattò veloce, cambiò posizione e tornò a puntare il fucile. Stringeva forte l’impugnatura dell’SVD. «Avanti, fatevi vedere maledetti maomettani», mormorò. Nel cerchio del mirino ne apparve un altro. Fece fuoco, troppo presto, impulsivo, e lo prese soltanto a un braccio. Biscicò un’imprecazione. Tra i denti, avvertì scricchiolare i granelli della sabbia dell’Afghanistan. Sputò e si lanciò verso un albero poco distante.<br />
«Stai al riparo, imbecille!», gridò Sajanin.<br />
Pankov non lo udì neppure. Correva tra le rocce, facendo attenzione a non scivolare sul terreno reso viscido dalla neve. Una bomba a mano gli cadde proprio di fronte, ma non esplose. Il vecchio soldato emise una risata rauca e saltò l’ordigno con il balzo agile e gioioso di un ragazzino. Aveva quasi raggiunto l’albero, quando una raffica lo investì in pieno.</p>
<p>Sotto il velo candido e freddo, il muschio era morbido. Pankov giaceva bocconi. A contatto con il corpo, la neve, leggera e bagnata, si era sciolta e un lato della faccia affondava in un soffice guanciale verde. La sensazione era piacevole. Poi arrivò il dolore. Si morse il labbro inferiore per trattenere un gemito e sollevò il capo. Aveva perso il fucile. Cercò di allungare una mano verso l’arma, ma il braccio non gli rispose, rimase inerte. Lasciò ricadere la testa. L’odore del sottobosco era dolce e intenso. Chiuse gli occhi e sperò che finisse in fretta. Trascorsero alcuni secondi, confusi, gelidi. All’improvviso sentì chiamare il suo nome. D’istinto, fece per alzarsi, anche se il cervello sapeva che era inutile. E invece questa volta braccia e gambe reagirono. Si rimise in piedi. Dalla vetta avevano smesso di sparare. Forse quei vigliacchi si erano ritirati. «Valentin!», udì nuovamente. Si girò. Una figura risaliva il pendio con l’andatura cadenzata della gente di montagna, ma il sole lo accecava e non riusciva a distinguerne il volto. «Valentin, finalmente!», disse ancora l’uomo. Pankov si mise una mano sulla fronte per ripararsi gli occhi e finalmente lo riconobbe: era il sergente Fomin, della seconda compagnia. «Kolja», balbettò Pankov sbalordito. «Muovi il culo. Il battaglione sta per mettersi in marcia», replicò l’altro. Ormai lo aveva raggiunto e lo osservava con aria divertita, come se gli avesse combinato uno scherzo di cui Pankov non si fosse ancora accorto. Al centro del basco di Fomin, brillava la stella rossa bordata d’oro.<br />
«Quanti uomini abbiamo perso?», domandò Pankov.<br />
Fomin sorrise: «Nessuno. Oggi non ne abbiamo perso nessuno».<br />
Anche Pankov sorrise.<br />
«Andiamo», disse Fomin, e si avviò verso il fondovalle. Pankov lo seguì.</p>
<p>Il sergente Valentin Fjodorovič Pankov era steso a terra, immobile. Il viso era sereno. La bocca sembrava sorridere.</p>
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		<title>I mercenari</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Nov 2009 08:17:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il ritorno sulla scena della politica internazionale del fenomeno dei mercenari e più in genarale la presenza dei privati all&#8217;interno della guerra.

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			<content:encoded><![CDATA[<p>Il ritorno sulla scena della politica internazionale del fenomeno dei <a href="http://lartediuccidereunuomo.it/?p=24">mercenari</a> e più in genarale la presenza dei privati all&#8217;interno della guerra.<BR></p>
<p align="center"><object width="560" height="340"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/4oQ2RIQaXa0&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/4oQ2RIQaXa0&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="560" height="340"></embed></object></p>
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		<title>Photogallery: Le uniformi</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Nov 2009 10:18:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Durante la stesura dell’Arte di uccidere un uomo ho raccolto una grande quantità di immagini che mi hanno aiutato a costruire l’universo in cui si muovono i personaggi.
Qui sono rappresentate le uniformi.
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Durante la stesura dell’<em>Arte di uccidere un uomo</em> ho raccolto una grande quantità di immagini che mi hanno aiutato a costruire l’universo in cui si muovono i personaggi.<span id="more-132"></span><br />
Qui sono rappresentate le <strong>uniformi</strong>.</p>

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	<h3>Specnaz</h3>

	<div class="pic">
<a href="http://lartediuccidereunuomo.it/wp-content/gallery/le-uniformi/uniformi-1.jpg" title="Specnaz sovietici in Afghanistan." class="shutterset_le-uniformi">
	<img alt="Specnaz" src="http://lartediuccidereunuomo.it/wp-content/gallery/le-uniformi/uniformi-1.jpg"/>
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		<div class="ngg-imagebrowser-desc"><p>Specnaz sovietici in Afghanistan.</p></div>
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		<title>Le origini del romanzo</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Nov 2009 15:39:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;arte di uccidere un uomo è ispirato a un testo greco del IV secolo a.C., <a href="http://lartediuccidereunuomo.it/?p=26">l&#8217;Anabasi di Senofonte</a>, uno dei primi esempi di memorialistica bellica della letteratura occidentale. <BR></p>
<p align="center"><object width="560" height="340"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/e38Ftu-tNWk&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/e38Ftu-tNWk&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="560" height="340"></embed></object></p>
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		<title>Alonge presenta L’arte di uccidere un uomo</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Nov 2009 17:27:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In occasione dell’uscita del suo primo romanzo, l’autore in un’intervista presenta L’arte di uccidere un uomo.

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			<content:encoded><![CDATA[<p>In occasione dell’uscita del suo primo romanzo, l’autore in un’intervista presenta <a href="http://shop.bcdeditore.it/product.php?productid=16538" target="_blank">L’arte di uccidere un uomo</a>.<BR></p>
<p align="center"><object width="560" height="340"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/wJYir_jIpaM&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/wJYir_jIpaM&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="560" height="340"></embed></object></p>
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		<title>Photogallery: Le armi</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Nov 2009 13:56:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Durante la stesura dell’Arte di uccidere un uomo ho raccolto una grande quantità di immagini che mi hanno aiutato a costruire l’universo in cui si muovono i personaggi.
Qui sono rappresentate le armi.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Durante la stesura dell’<em>Arte di uccidere un uomo</em> ho raccolto una grande quantità di immagini che mi hanno aiutato a costruire l’universo in cui si muovono i personaggi.<span id="more-100"></span><br />
Qui sono rappresentate le <strong>armi</strong>.</p>

<div class="ngg-imagebrowser" id="ngg-imagebrowser-2-100">

	<h3>Kalašnikov</h3>

	<div class="pic">
<a href="http://lartediuccidereunuomo.it/wp-content/gallery/le-armi/1.jpg" title="Leggendario fucile d’assalto che prende il nome dal suo progettista, Michail Kalašnikov. Il primo modello, AK-47, venne introdotto nel 1947. Gli eroi del romanzo utilizzano la versione messa a punto negli anni Settanta, l’AK-74, prodotta ancora oggi." class="shutterset_le-armi">
	<img alt="Kalašnikov" src="http://lartediuccidereunuomo.it/wp-content/gallery/le-armi/1.jpg"/>
</a>
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		<div class="counter">Picture 1 of 16</div>
		<div class="ngg-imagebrowser-desc"><p>Leggendario fucile d’assalto che prende il nome dal suo progettista, Michail Kalašnikov. Il primo modello, AK-47, venne introdotto nel 1947. Gli eroi del romanzo utilizzano la versione messa a punto negli anni Settanta, l’AK-74, prodotta ancora oggi.</p></div>
	</div>	

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		<title>L’Anabasi di Senofonte</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Nov 2009 13:50:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’arte di uccidere un uomo è ispirato a un testo greco del IV secolo a.C., l’Anabasi di Senofonte, uno dei primi esempi di memorialistica bellica della letteratura occidentale. Con un linguaggio estremamente asciutto, moderno l’autore descrive la spedizione organizzata da Ciro il Giovane per detronizzare il fratello Artaserse, re di Persia. Ciro raccoglie un esercito [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’<em>arte di uccidere un uomo</em> è ispirato a un testo greco del IV secolo a.C., l’<em>Anabasi</em> di Senofonte, uno dei primi esempi di memorialistica bellica della letteratura occidentale. Con un linguaggio estremamente asciutto, moderno l’autore descrive la spedizione organizzata da Ciro il Giovane per detronizzare il fratello Artaserse, re di Persia. Ciro raccoglie un esercito fatto di sudditi persiani e di diecimila mercenari greci.</p>
<p><span id="more-26"></span><img style="border: 0pt none; margin: 0px 5px; float: left;" title="Anabasi" src="http://lartediuccidereunuomo.it/wp-content/uploads/2009/11/Anabasi.jpg" alt="Anabasi" width="200" height="497" /> Questi ultimi sono in buona parte veterani della guerra del Peloponneso, un conflitto terminato da poco, che aveva insanguinato il mondo ellenico per trent’anni. L’armata di Ciro marcia fino al cuore dell’impero persiano e affronta il nemico nella battaglia di Cunassa, sulle rive dell’Eufrate, il 3 settembre del 401 a.C. I mercenari greci sbaragliano facilmente le truppe nemiche che si trovano davanti, ma nel resto del fronte l’esito dello scontro è catastrofico: Ciro viene ucciso e i suoi seguaci si danno alla fuga. I Diecimila si trovano soli, in un territorio ostile, lontanissimi dalla madre patria. Ha così inizio una lunga ritirata (una <em>catabasi</em>, ossia “ritorno”, “viaggio verso la costa”, in contrapposizione ad <em>anabasi</em>, che significa invece “spedizione”, “viaggio verso l’interno”; il titolo originale dell’opera è <em>Kurou Anabasis</em>, ovvero <em>La spedizione di Ciro</em>), una marcia epica e sanguinosa, costellata di battaglie e difficoltà di ogni genere, che si conclude nella primavera del 400 a.C., con il grido liberatorio “Talassa! Talassa!” (“Il mare! Il mare!”), all’arrivo sulle coste del Mar Nero, in prossimità della colonia ellenica di Trapezunte, l’attuale città di Trabzon, in Turchia, dove appunto si conclude anche il viaggio degli eroi dell’<em>Arte di uccidere un uomo</em>.</p>
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		<title>L’arte di uccidere un uomo, un eastern</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Nov 2009 13:49:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’arte di uccidere un uomo è un romanzo bellico e come tale è pieno di sconfinamenti e mutuazioni dal cinema di guerra. Il bellico, infatti, è uno di quei generi che, come la fantascienza o il noir, si sono sviluppati a cavallo tra letteratura e cinema, finendo con il creare un bagaglio comune di immagini, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>L’arte di uccidere un uomo</em> è un romanzo bellico e come tale è pieno di sconfinamenti e mutuazioni dal cinema di guerra. Il bellico, infatti, è uno di quei generi che, come la fantascienza o il noir, si sono sviluppati a cavallo tra letteratura e cinema, finendo con il creare un bagaglio comune di immagini, situazioni, personaggi.</p>
<p><span id="more-38"></span><img style="border: 0pt none; margin: 0px 5px; float: left;" title="cinema" src="http://lartediuccidereunuomo.it/wp-content/uploads/2009/11/cinema.jpg" alt="cinema" width="200" height="768" />Quello della missione portata a termine da un gruppo di soldati eterogeneo per provenienza geografica e sociale, e per idee e visione del mondo, è un vero e proprio <em>topos</em> del war film, da <em>Obiettivo Burma</em> (1945) a <em>Salvate il soldato Ryan</em> (1998). Senza considerare che i film sui mercenari – <em>I quattro dell’Oca selvaggia</em> (1978), <em>I mastini della guerra</em> (1980) –  rappresentano a tutti gli effetti un sotto-genere del war movie.<br />
Ma nell’<em>Arte di uccidere un uomo</em> si respira anche l’aria di altri generi cinematografici. Il western, innanzi tutto, quello classico di John Ford, così come il neo-western di Sam Peckinpah. E a metà del viaggio dei protagonisti attraverso le montagne tra Iraq e Turchia, improvvisamente, la vicenda prende una svolta da racconto d’avventura al limite del fantastico. In quei capitoli, il romanzo diventa una specie di mélange tra <em>I predatori dell’arca perduta</em> (1981), <em>Conan il barbaro</em> (1982) e il racconto di Rudyard Kipling <em>L’uomo che volle farsi re</em>, di cui nel 1975 John Huston fece una memorabile versione cinematografica con Sean Connery e Michael Caine, quest’ultimo modello esplicito di uno dei due eroi del mio romanzo. E andando oltre il cinema, è chiaro che nelle pagine dell’<em>Arte di uccidere un uomo</em> ci sono anche certi fumetti popolari negli anni Settanta, come <em>Tex</em>, <em>Zagor</em> e <em>Guerra d’eroi</em>, oltre che – ovviamente, per chi oggi è intorno ai 40 anni – <em>Sandokan</em>.<br />
Non si tratta di nostalgia per il pop degli anni Settanta, che è anzi un atteggiamento che non amo, ma ognuno si porta dietro la cultura in cui è cresciuto, anche incosapevolemente. Qualche mese fa mi è capitato per caso di rivedere una puntata di Sandokan, che appunto mi aveva assolutamente stregato da bambino, ma cui da allora non avevo più pensato molto, e certo non mentre stendevo il romanzo. Rivedendo le immagini di quello sceneggiato, all’improvviso mi sono reso conto che i due protagonisti del mio libro sono chiaramente una trasfigurazione di<em> Sandokan</em> e Yanez.<br />
Il mio primo ricordo cineamtografico è <em>I magnifici sette</em> (1960), visto al cinema all’aperto di Ceriale Ligure. Se dovessi definire <em>L’arte di uccidere un uomo</em> con una sola frase, come si fa davanti ai produttori hollywoodiani, direi che si tratta dei <em>Magnifici sette</em> con i veterani dell’Armata Rossa, in una parola: <em>un eastern</em>.</p>
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		<title>Da Senofonte ai contractors</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Nov 2009 13:48:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Scritti]]></category>
		<category><![CDATA[Anabasi di Senofonte]]></category>
		<category><![CDATA[Arte della guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Contractors]]></category>
		<category><![CDATA[Legione Straniera]]></category>
		<category><![CDATA[private military firms]]></category>

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		<description><![CDATA[Le guerre dell’Italia tra tardo Medioevo e Rinascimento sono caratterizzate dalla presenza dei condottieri, i comandanti delle compagnie di ventura, gruppi di soldati di professione che offrivano i propri servigi al miglior offerente. Il termine “condottiere” viene da “condotta”, ossia il contratto che la compagnia stipulava con lo Stato.
La parola contractor viene dunque da lontano. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le guerre dell’Italia tra tardo Medioevo e Rinascimento sono caratterizzate dalla presenza dei condottieri, i comandanti delle compagnie di ventura, gruppi di soldati di professione che offrivano i propri servigi al miglior offerente. Il termine “condottiere” viene da “condotta”, ossia il contratto che la compagnia stipulava con lo Stato.</p>
<p><span id="more-24"></span><img style="border: 0pt none; margin: 0px 5px; float: left;" title="contractor" src="http://lartediuccidereunuomo.it/wp-content/uploads/2009/11/contractor.jpg" alt="contractor" width="200" height="522" />La parola <em>contractor</em> viene dunque da lontano. Fino al XVIII secolo i mercenari hanno rappresentato una componente significativa, talvolta dominante, nello svolgimento delle operazioni belliche, dai Diecimila dell’<em>Anabasi </em>all’esercito privato della Compagnia Inglese delle Indie Orientali, un esercito che a fine Settecento era più numeroso di quello britannico, passando per le armate di Annibale, composte largamente di mercenari.<br />
Nelle prime pagine dell’<em>Arte della guerra</em> Machiavelli oppone il soldato-cittadino, parte integrante della comunità per cui si batte, al mercenario, colui che «con la barba e con le bestemmie vuole fare paura agli altri uomini» , guerriero in vendita, per natura infido ed estraneo a tutto ciò che è “civile”. Il fenomeno del mercenariato inizia a declinare proprio con l’istituzione della leva obbligatoria, a partire dalla  Rivoluzione francese, e il rafforzamento dagli Stati nazionali. Quella del mercenario diviene così una figura residuale, utilizzata solamente al di fuori dei confini dell’Occidente. Non a caso, la Francia, proprio il paese che in età contemporanea inventa la coscrizione obbligatoria, fonda, negli anni Trenta del XIX secolo, la Legione Straniera, un corpo mercenario pensato specificamente per le campagne di conquista coloniale. Le guerre mondiali, e poi gli altri grandi conflitti novecenteschi (Corea, Vietnam, guerre arabo-israeliane), sono stati tutti combattuti da eserciti di cittadini in armi, mentre i mercenari sopravvivevano solo in Africa, nelle “guerre a bassa intensità” legate al processo di de-colonizzazione degli anni Sessanta e Settanta.<br />
Inaspettatamente, i mercenari tornano al centro della scena internazionale agli inizi del XXI secolo, quando l’opinione pubblica mondiale si rende conto che in Iraq e in Afghanistan operano decine di migliaia di contractors, dipendenti delle private militare firms, le “società militari private”, per lo più americane o inglesi, che offrono, agli Stati come ai privati, una vasta gamma di servizi. Le forze armate e i corpi di polizia di molti paesi in via di sviluppo sono addestrati da <em>contractors</em>, così come molte compagnie occidentali che operano nel Terzo Mondo si rivolgono alle <em>private military firms</em> per la sicurezza di impianti e dipendenti. Ma il principale committente è il governo degli Stati Uniti. Si tratta di un processo innescato dalla fine della Guerra Fredda, quando Washington si trova nella necessità di snellire un apparato bellico elefantiaco, che era stato costruito per contrastare un’invasione sovietica dell’Europa occidentale, e che ora risulta pletorico. Nel corso degli anni Novanta il Pentagono sempre più spesso appalta a ditte esterne funzioni logistiche e di supporto. Ma non sono solo la mensa o i servizi di lavanderia a essere gestiti dalle <em>private militare firms</em>: nel carcere di Abu Ghraib, parte degli interrogatori venivano condotti da <em>contractors,</em> ossia da civili, esterni alla catena di comando e non giudicabili davanti a un tribunale militare. Allo stesso modo, tanto in Iraq quanto in Afghanista, buona parte dei compiti di scorta e sorveglianza a edifici, personale e convogli, sono svolti dai <em>contractors</em>, uomini che, se va bene, sono reclutati tra gli ex dei corpi speciali di Stati Uniti e Gran Bretagna, e quando va male sono vecchi militari e poliziotti del Cile di Pinochet, del Sud Africa dell’apartheid o della Serbia di Milošević.</p>
<p>Link<br />
Per farsi un’idea del mondo delle società militari private basta visitare i loro siti.<br />
Tra le maggiori società:<br />
<strong>Blackwater</strong>,<a title="Blackwater" href="http://www.xecompany.com/" target="_blank"> http://www.xecompany.com/</a><br />
<strong>Dyncorp</strong>, <a title="Dyncorp" href="http://www.dyn-intl.com/" target="_blank">http://www.dyn-intl.com/</a><br />
<strong>Military Professional Resources Inc</strong>., <a title="Military Professional Resources" href="http://www.mpri.com/esite/" target="_blank">http://www.mpri.com/esite/</a><br />
Quest’ultima è la compagnia cui è ispirata la Bunker Hill del romanzo. Nella realtà, fu la MPRI ad addestrare l’esercito croato per l’Operazione Storm.</p>
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